Omaggio a Mario Costa

PICCOLO OMAGGIO ALLA GRANDE MUSICA NAPOLETANA  ED AL COMPOSITORE TARANTINO  “MARIO COSTA”

 

Ragazzi di barbiere, garzoni di ferramenta, intellettuali, una schiera inesauribile di giornalisti - poeti - musicisti.

Poeti e musicisti famosi, altri sconosciuti, appassionati che legano il proprio nome magari soltanto ad una irripetibile canzone o melodia.

Sono questi, sono tanti gli “Autori della Canzone Napoletana”. Impossibile elencarli tutti.

Dalle origini del fenomeno al 1960, dove è difficile trovare il confine tra una produzione dialettale e quella nazionale, quasi tutti gli abitanti del "golfo più bello del mondo" si cimentano in quella che è una passione, un lavoro, un' industria; e così, in poco più di ottanta anni, si ottiene il massimo ed il meglio di una produzione senza uguali. Dal 1860 alla fine della Seconda Guerra Mondiale la passerella sempre più industrializzata di una miriade di autori.

Spesso “visceralmente” popolari, sovente intellettuali isolati in un mondo che non c'è più. Contraddizioni e dicotomie a volte solo apparenti mentre la città si "sventra" ed i tanti nostalgici,  alcuni redattori di qualche quotidiano o giornale satirico, continuano ad affollare il Gambrinus.

E talvolta salta anche un altro labile confine: quello tra l'autore dei versi e quello della musica. Prima o poi il poeta di turno vorrà cimentarsi sul pentagramma ed il musicista del momento sentirà l'esigenza di riempire quelle sue note, nate quasi per caso o mentre passeggia per via Toledo, con propri personalissimi versi.

Arte del popolo, arte intellettuale. Perchè a Napoli si è prodotto tanto sia per quantità che per qualità? Difficile la risposta, anche se non sono mancati saggi e discussioni sull'argomento.

La Napoli "capitale" non c'è più e finisce per diventare “la capitale del canto”. Ma può da sola la nostalgia giustificare una produzione così vasta ed eterogenea? Forse per molti è anche l'occasione per sbarcare il lunario, mentre la Ricordi o qualche altra Casa Editrice ha già adocchiato il business di inizio secolo.

Odi profondi, amicizie inossidabili; la produzione artistica ed industriale della musica a Napoli è anche questo. Plagi, polemiche, binomi invincibili prolificheranno dapprima in strada, nei Cafè Chantant, sui palcoscenici napoletani e poi su quelli internazionali. Quindi la produzione d'oltreoceano, di immigrati con una nostalgia ben diversa da quella di Salvatore Di Giacomo. O la tournèe in Unione Sovietica che genera la napoletanissima "'O sole mio". Come in una fiaba la canzone napoletana richiama miti e riti universali. Poi nel dopoguerra il periodo "bastardo" con tanti autori romani, milanesi, di ogni parte d'Italia, che trovano nel dialetto e nella tradizione  l'occasione per diventare famosi. Il dialetto si italianizza, Renato Carosone canta in inglese; la fiaba sta per finire o è già terminata. E' il tempo, non il popolo che...ho vo'.

Un ulteriore interrogativo o mistero: perchè tra tantissimi autori non ci sono donne ? E’ vero che sono soprattutto loro le muse di un dolce messaggio in note; ma che dire allora di una Irene Capecelatro, autrice nel tardo '800 dei versi de “La bella sorrentina”? A parte questa canzonetta popolare, tuttora canticchiata dal popolo nelle vie di Napoli, si legge nella sua collezione l’altra canzonetta “La Zingana” ed una serenata spagnola “Imelda”, nonché vari componimenti religiosi, liriche e romanze.  

Non basta. La canzone napoletana non può che considerarsi  "maschilista",  ma certamente resta unica al mondo.

E tra i migliori compositori e cantautori della Grande Musica Napoletana emerge un  pugliese, o meglio ..un artista “tarantino” dal cuore napoletano: il grande MARIO  COSTA (Ta 1858 - Montecarlo 1933).


 

(Ritratto di "Mario Costa" realizzato da ELEONORA BUTTAFARRI) 


 

 

 

 


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